Appunti di vita in ordine sparso

Un anno senza sigarette

Premessa. Quella che segue non è una “guida per smettere di fumare”. Non vuole essere un banale e noioso ed inutile rimprovero a chi non è abbastanza forte ed intelligente (o almeno: non vuole essere solo questo). Proverà a non ridursi ad un insieme di luoghi comuni e cose già lette. Non ti voglio vendere nulla: nessun libro, nessuna compilation di musica new-age, nessun weekend in qualche centro di meditazione, nessun segreto… Niente di quel niente.

Quella che segue è solo una storia: un pezzettino della mia vita. Solo questo.
E, come ogni storia, sta a te darle il giusto peso e trovare o meno degli spunti sui quali riflettere e/o far riflettere le persone alle quali vuoi bene.


«Io non fumo».
Questo è quello che mi sono detto, esattamente un anno fa. Ed ho continuato a ripeterlo a me stesso, fino a quando me ne sono convinto fino in fondo. Come sono arrivato a questo? E perché? E cosa è cambiato nell’ultimo anno?

Era la mattina del 3 marzo 2015. Prima di andare in ufficio contavo le sigarette rimaste nel pacchetto: «una, due… quattro…»; tra me e me pensavo «adesso la salto, a metà mattina ne fumo una… A mezzogiorno niente: una dopo pranzo… Ok, bastano fino a dopo il lavoro!”. Ero fiducioso di ciò: ci credevo veramente!
Da qualche tempo mi capitava di sorprendermi, sempre più soventemente, a riflettere sul mio vizio. Pensavo che avrei potuto smettere, se avessi voluto farlo; mi ripetevo, anche, che avrei dovuto ridurre un po’ il numero di sigarette fumate in una giornata: certe giornate un pacchetto bastava a malapena, altre giornate, invece, non bastava proprio. A volte riuscivo a limitarmi, a fumarne qualcuna in meno… Oppure di proposito non compravo un nuovo pacchetto, consapevole che sarei stato obbligato a stare senza sigarette per un “tot” in più. Ma era tutto “falso”: le volte che riuscivo a limitare la quantità di sigarette, immancabilmente “recuperavo” durante la serata, giustificandomi con me stesso, dicendomi «oggi sono stato bravo, ho fumato poco… Una in più ora ci può anche stare».

Le bugie senza fine di chi non è veramente libero.
Questo erano, in realtà: bugie, nient’altro che bugie… Ingannavo me stesso, mi prendevo in giro continuamente. La realtà era che non avevo per niente il controllo della situazione: non potevo “smettere in qualunque momento, se solo avessi voluto farlo”… Non potevo limitare la quantità di sigarette fumate. Perché mi trovavo in una situazione nella quale non ero più padrone di me, delle mie scelte: fumare non era una scelta, una volontà… Era diventato un bisogno, un qualcosa che non decidi tu quando e quanto e come fare, ma sei “obbligato” a farla, ne senti l’esigenza quasi fisica. E quando cominci a renderti conto di questo, di essere schiavo, di essere debole… Se hai anche un minimo di orgoglio personale, se hai almeno un po’ di stima per te stesso, se ti è rimasto un briciolo di amor proprio… Allora non puoi fare a meno di incazzarti. Una parte di te continua a cercare ridicole scuse («Ma sì, tanto bisogna morire di qualcosa»… «Ora non è proprio il momento per smettere: lo farò, ma non ora»… «A me piace fumare e poi, in fondo, non ho altri vizi»…), ma intanto una parte di te si sente una merda. E se non si sente tale… Forse dovresti preoccuparti anche del tuo udito.

La consapevolezza
…È la prima vera svolta. È l’inizio di ogni cambiamento, di ogni cosa buona.
Quel pomeriggio, un anno fa, mi sono trovato davanti a me stesso, a guardarmi dal fuori. Non ero stato capace di tener fede al mio impegno: prima di entrare in ufficio ho fumato una sigaretta.. Poi una in pausa caffè… Poi una prima di pranzo… Ne rimaneva solo una. Saltare quella dopo pranzo? Saltare quella della pausa pomeridiana? E fuori dall’ufficio, finito il lavoro? Preoccupazioni, grandi preoccupazioni. Allora in pausa pranzo ti trovi a comprare un nuovo pacchetto. Hai fallito. Ma lo sapevi che sarebbe andata così: va sempre così, del resto.
E mentre una parte di te è finalmente serena, tranquilla, perché non ha più paura di restare senza la sua dose di nicotina quando il tuo organismo la reclamerà… Un’altra parte di te si guarda allo specchio e vede una persona debole. Bugiarda. Schiava. Da questo è partito, dentro di me, il desiderio reale di smettere/calare il fumo.
Inizialmente mi ero reso conto che stavo esagerando, me lo stava dicendo in tutti i modi il mio corpo: quando nuotavo (con il fiato sempre troppo corto) e quando mi svegliavo la mattina con le troppe sigarette della sera prima in testa, in bocca e nel respiro. Il vizio, chiaramente, si ripercuoteva anche sul portafogli (giusto per dare qualche dato, si parla di una spesa intorno ai 1’600 euro annui: 1’600 euro letteralmente “andati in fumo”). Che il fumo fa male, poi, ormai lo si sa benissimo tutti quanti: è inutile sprecare parole a riguardo.
Ma la vera spinta, quello che davvero ha fatto partire la scintilla, è stato proprio l’essere stanco di sentirmi debole, incapace di esser padrone di me stesso e della mia vita, di non riuscire a fare ciò che mi prefiggo.

Sii motivato e ricorda che “Volere è potere”

Così, con la sicurezza in tasca di un bel pacchetto nuovo, con la tranquillità che non sarei rimasto senza sigarette, mi sono trovato a metà pomeriggio ad aver fumato, dal mattino, 7 sigarette. Altri che far bastare le 4 che avevo: 7. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: ero davvero stanco… Stanco delle mie bugie, del mio vizio, della mia debolezza, di me. Ne avevo piene le scatole e mi sono detto «adesso basta».

ultime sigarette

Ultimo pacchetto di sigarette acquistato. 03/03/2015

Oltre a prendere una posizione ferma con me stesso, per motivarmi ho cercato su Internet “benefici smettere di fumare” e ho trovato un elenco dei cambiamenti che avvengono nel nostro corpo dal momento che smettiamo di fumare…

  • 8 ore Il monossido di carbonio viene eliminato e l’ossigenazione del sangue ritorna normale; i rischi di infarto del miocardio cominciano già a diminuire
  • 24 ore Avete un alito migliore; il rischio di infezione delle vie respiratoria, come bronchite et pneumonia, inizia già a ridursi
  • 1 settimana Il senso del gusto e dell’olfatto migliorano; la respirazione migliora (meno tosse e espettorazioni, più capacità polmonare)
  • 3 – 9 mesi La funzione polmonare è aumentata del 5% – 10%
  • 1 anno Il rischio di malattie cardiache (per esempio l’infarto) è ridotto della metà
  • 5 anni Il rischio di attacco cerebrale è ridotto della metà; il rischio di tumore alla bocca, all’esofago e della vescica è ridotto della metà.
  • 10 anni Il rischio di tumore ai polmoni è ridotto della metà; il rischio di incidente vascolare cerebrale (ad esempio l’ictus) è allo stesso livello che per i non fumatori
  • 15 anni Il rischio di malattie cardiache (per esempio l’infarto) allo stesso livello che per i non fumatori; la mortalità (per tutte le cause prese in considerazione) arriva quasi allo stesso livello delle persone che non hanno mai fumato

Avevo un obiettivo, il mio primo obiettivo da non fumatore, ed ero determinato a raggiungerlo: dovevo riuscire a non fumare per 8 ore. Raggiunto quello, poi, c’erano tutti gli altri da raggiungere, uno dopo l’altro.

I primi giorni non nego che fu piuttosto difficile riuscire a non cadere in tentazione: più di una volta il desiderio di accendere una sigaretta fu forte («Soltanto una, una piccola eccezione…» mi dicevo… Cazzate!). Lo sognavo di notte, anche. Ogni volta che mi veniva la voglia (“il bisogno” è più corretto dire) mi dicevo: «Io non fumo più». Camminavo un sacco: ogni volta che era possibile, una o due volte al giorno, per 1-2 ore al giorno o più; mi aiutava a distrarmi, a non pensare alle sigarette. E più camminavo, più tempo stavo senza fumo, più cominciavo a sentire di star bene. Mi sono trovato, senza quasi rendermene conto, proiettato in un percorso di miglioramento personale.

Quando cominci a renderti conto dei benefici
…Capisci che hai fatto la scelta giusta. Pian piano, tutti i “sacrifici”, la fatica, vengono ripagati.
L’anno scorso l’allergia stagionale, a differenza degli anni precedenti, c’è stata sì, ma in forma decisamente più lieve: nel corso di 3-4 mesi ho preso solo 2 pastiglie di antistaminico, contro le 2-3 confezioni degli anni precedenti.
L’attività fisica e la fatica hanno cominciato a darmi più soddisfazioni: ho visto le mie capacità aumentare giorno dopo giorno, le mie prestazioni migliorare a vista d’occhio. Oggi mi sento meglio, più in forma; dormo meglio, mi sveglio più riposato. I cibi hanno più gusto… La vita ha più gusto!
Vuoi smettere di fumare, vuoi fare più attività fisica, vuoi essere più rilassato… O probabilmente un po’ di ognuna di queste cose, messe insieme… Ed il “mal di testa da weekend” oggi è solo un brutto ricordo.
Ho cominciato a correre, anche. Fino ad un anno fa era impensabile, per me, correre per più di 1-2 minuti… E riuscivo a fare al massimo 100-200 metri, non di più. Oggi riesco a correre ininterrottamente per 1 ora percorrendo 10-11km.

E, cosa più importante, ho acquistato fiducia in me stesso. Impormi di smettere di fumare, tornare ad essere padrone di me stesso… Riuscire a conquistare il mio obiettivo, nonostante la fatica necessaria… Ha aumentato in maniera incredibile la mia autostima. Mi sento una persona migliore.


…Ecco. Questa è, a grandi linee, la storia di come ho smesso di fumare… Quando e perché l’ho fatto, come l’ho fatto e cosa è cambiato da quel momento.

Una nota per chi, trovandosi a leggere queste righe, sta magari ponderando di aiutare una persona cara a smettere di fumare. Negli anni tante persone mi hanno “rotto le scatole” per le sigarette: ragazze, amici, colleghi, genitori. Ho sempre pensato che avessero ragione, dico sul serio. E sono grato a queste persone e le ringrazio, perché so che lo facevano per il mio bene, perché mi vogliono bene. Ma al tempo stesso me ne sono sempre fregato dei loro tentativi di farmi abbandonare il mio vizio; anzi: più la gente dice ad un fumatore «non fumare», «fa male», «dovresti smettere», più nel fumatore scatta una sorta di meccanismo di auto-difesa/sfida che lo porta a fumare di più. Perché al fumatore sì, un po’ piace fumare… Ma più che altro il fumatore si sente superiore. Al di sopra di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Perché (come dicevo sopra) è abituato a mentire a sé stesso, a prendersi in giro da solo.
Non si può aiutare veramente, dunque, un fumatore a smettere di fumare: è una cosa che deve partire da lui, deve essere lui a voler dire «basta». Per questa ragione non funziona nessun metodo per aiutare a far ciò (cerotti, gomme alla nicotina, agopuntura, ipnosi, meditazione… Magari possono “aiutare”, ma non certo risolvere il problema). L’unica cosa che si può provare a fare è far leva delicatamente sul suo orgoglio, fargli capire (magari con qualche battuta) che non può smettere, che non ne è capace, che è schiavo della sigaretta. Se il fumatore in questione è orgoglioso, se è una persona fondamentalmente forte, determinata, che non accetta facilmente le sconfitte, allora potrebbe ragionare sulla questione, rendersi conto della sua debolezza e provare un senso di disagio e fastidio, dunque reagire. O magari, con qualcuno potrebbe funzionare il discorso economico: 4-5 euro al giorno, sono sempre 120-150 euro al mese… Alla maggior parte della gente una somma del genere magari non cambia la vita, ma non fa neppure del tutto schifo.

Qualcuno, arrivato fino a qui, magari sta pensando «Eh, sì… Sarebbe bello, beato te che ci sei riuscito… Ma io come faccio? Non è certo il momento». È la cosa che più spesso che mi dicono le persone quando parliamo dello “smettere di fumare”, quando io dico loro che non fumo più, che ho smesso. Ebbene, caro amico/a, io ti dico: quando pensi che potrà mai essere il momento opportuno? Pensi che per me fosse un momento facile? Pensi che per gli altri sia sempre più facile che per te? No, ti assicuro che non è così: non è facile per nessuno, mai. E smettila di proiettare sul mondo intero tutte le tue insicurezze e le tue incapacità e la tua mancanza di coraggio e di forza di volontà: ognuno di noi ha dei problemi. Ma non è nascondendoci dietro l’alcool o la droga o le sigarette, non è perdendo la cognizione, la lucidità, diventando schiavi di una dipendenza, che ci liberiamo dalle ansie e dalle paure. Anzi. Se vuoi smettere e non lo fai, la colpa è solo tua. Sei debole. Ma sappi che tu hai le stesse possibilità che ho io, che abbiamo tutti quanti: tu puoi scegliere per te stesso, puoi essere padrone del tuo destino. Fallo, dunque: trova le palle e fallo!

E poi ci sei anche tu: tu che ami fumare. Dici che ti piace davvero, che ti fa star bene, che ti rilassa, che non te ne frega niente se fa male. Ci sei tu, che mai ti ha neppure minimamente sfiorato l’idea «dovrei pensare di smettere». Beh… A te cosa posso dire? Dico: «Fai quello che ti pare». Ti assicuro che l’idea di star bene, di rilassarti, è solo nella tua testa: è la nicotina, è la dipendenza, che te lo fa dire. Lo so, perché io dicevo lo stesso: credimi. Ma a parte ciò, non importa: se tu sei convinto di ciò che fai, della tua scelta… Se sei consapevole dei danni che provochi alla tua salute, del fatto che sei dipendente dalle sigarette e dalla nicotina, che sei schiavo… Se per te la tua vita non ha poi così tanto valore… Cosa posso dirti? Fuma, continua a fumare. L’importante è che ognuno sia consapevole… E che tutti noi siamo sereni e felici. Secondo me sbagli… Ma non ti condanno. Anzi, ti comprendo e ti compatisco un po’… Perché tu non hai capito. Non ancora. Forse un giorno capirai, così come ho capito io. O forse no… Pazienza.


Un grazie particolare, dopo questo primo anno “smoke-free”, libero dal fumo, va a tutte le persone che mi hanno sostenuto. A chi mi ha supportato (e sopportato…), soprattutto nei momenti iniziali, quando ero nervoso e scontroso. Un grazie va alle persone che mi hanno ispirato, agli amici che con il loro coraggio e la loro forza di volontà sono per me stati un esempio da seguire (primo fra tutti Br1…!!!). Un grazie va alle persone a me vicine che non fumano, che non mi hanno fatto sentire “diverso” durante quest’anno… E un grazie va a quelle che fumano, che invece mi hanno fatto sentire “diverso”. Grazie a tutti.

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