Appunti di vita in ordine sparso

Impara ad amarti

Diversi mesi fa, sul nascere della scorsa primavera, un uomo andava cercando sé stesso. Dopo aver dormito per un lunghissimo periodo, dopo essersi limitato a sopravvivere per la maggior parte della sua vita, a viverla come uno spettatore impotente e incapace di cambiare veramente il corso delle cose. Un costante stato di dormiveglia, quella sensazione di ovattato, come quando fuori il bianco della neve spegne i rumori. Fino a quando un giorno, in un ben preciso momento, quest’uomo ha capito che si stava lasciando scivolare addosso la vita, così come la pioggia scorre sul suolo troppo arido per assorbire l’acqua.

Quest’uomo ha compreso, finalmente, che non si amava: non si è mai saputo amare nel modo giusto. È stato, per tutta la sua intera vita, nascosto dietro quella maschera di orgoglio e superiorità, uno dei peggiori sostenitori di sé stesso.

«Non puoi amare ed essere amato fino in fondo, se tu per primo non ami te stesso» (appunti di automiglioramento, parte VIII°)

Quando ho intrapreso il mio personale percorso di ricerca della felicità mi sono trovato a mettere in discussione tanti, tantissimi aspetti di me stesso. Anche quelli che ho sempre dato per scontato. Soprattutto quelli.

Ero convinto di avere la giusta quantità di autostima, di credere quanto basta in me stesso. Non è sempre stato così, tuttavia. Quando ero ragazzino ricordo di aver sentito diverse volte la frase «Tu ti fai troppe seghe mentali»: questo alle ragazze non piaceva, preferivano i ragazzi stupidi e superficiali (così mi piaceva pensare, in modo da non attribuirmi la responsabilità dei fallimenti amorosi). Allora con gli anni, crescendo, ho imparato a “tenere un profilo basso“, a metter da parte i mille pensieri che mi affollavano la testa, le infinite domande riguardo il mio “essere giusto” o meno. Mi sono convinto che fossero solamente piccoli drammi adolescenziali e ho vissuto la mia vita. O almeno: questo è quello che credevo di star facendo.

San Pietro in Vallate

Abbazia di San Pietro in Vallate

Riflettendo su cosa potesse “essere andato storto”, ripensando alle situazioni vissute nei 15 anni precedenti, alle persone con le quali ho percorso un tratto di strada insieme, a quelle che ho incontrato per poi lasciare che il tempo e le distanze prendessero il sopravvento… Pensando alla mia vita, scavando nel profondo del mio animo, è arrivata l’illuminazione: io per primo non credevo davvero in me stesso. Non davo così tanta importanza a ciò che faceva piacere a me, quanto invece mi preoccupavo che le persone intorno a me fossero felici. Non mi dedicavo abbastanza tempo, abbastanza attenzioni. Vivevo appesantito dalla zavorra dei rimpianti, dei sensi di colpa e delle paure. Per farla semplice: non mi amavo. Come potevo pretendere, dunque, che le cose mi andassero bene? Come potevo anche solo pensare di poter costruire qualcosa con una persona, se io stesso non ero capace di costruire qualcosa di bello e importante con me stesso? Per quale ragione avrei dovuto sentirmi realizzato nella vita, se non sapevo riconoscere e gioire dei miei piccoli successi, dell’infinità di cose stupende dalle quali ho la fortuna di essere circondato?

È stato quando ho cominciato a riflettere su tutto ciò che ho dato l’opportunità alle cose di prendere la giusta direzione. È stato il vero inizio del mio percorso, probabilmente. È stato come nascere per una seconda volta.

«Tu vivi chiuso in una scatola trasparente,costruita dalle tue paure.
Rompila e scoprirai di essere molto di più di ciò che credi.»

Proprio durante questa fase del mio percorso, nel mentre che cercavo di mettere insieme le idee -oltre che i miei cocci- la ragazza di un amico, una di quelle persone forti che sanno entrarti dentro, una persona speciale, diventata anche lei una cara amica, ha voluto che leggessi un libro. Mi ha prestato “L’ultima riga delle favole“, di Massimo Gramellini. Una sorta di stupenda favola moderna che racconta di come il protagonista ritrova sé stesso, scavando nella sua vita, nei suoi pensieri, nei suoi sbagli e nei suoi sogni. In più momenti è stato sorprendente trovarmi a leggere pensieri che da settimane stavano già scuotendo la mia anima… Più volte mi sono scoperto quasi spaventato da quanto quelle pagine sembravano parlare anche di me. Questo libro è stato come benzina sul fuoco: ha scatenato dentro di me un incendio incontenibile, mi ha portato alla piena consapevolezza che ero sulla strada giusta. Devo ringraziare di cuore questa amica: probabilmente ignora l’importanza dell’aiuto che ha saputo darmi, in un momento particolare della mia vita.

Come già scrissi tempo addietro, sulle pagine di questo sito, di questo “contenitore di appunti di vita in ordine sparso”: «la consapevolezza è importante»… Anzi: è fondamentale. Chiaramente da sola non basta: dobbiamo essere forti e saper prendere in mano la situazione: una volta compreso “cosa non va”, dobbiamo porre le giuste azioni correttive… Essere autori del cambiamento: passare dall’essere spettatori, ad essere protagonisti della nostra vita.

È per tale ragione che questa storia è cominciata.

Il mio cammino alla ricerca della felicità ha avuto inizio nel momento stesso in cui ho deciso di cominciare a volermi bene, di amarmi veramente: fare ciò che mi fa star bene, credere in me, accettarmi per poter dunque crescere e migliorare. È cominciato quando ho capito che io valgo, che merito tanto… È cominciato quando ero stanco di quello che stavo diventando: una persona arrendevole, stanca delle abitudini e annoiata dalla vita, capace solo di lamentarmi di ciò che non va. Per questo mi sono sforzato di vedere la realtà da differenti punti di vista, mi sono impegnato a cambiare abitudini, a vivere il momento, a prendere quello che di buono c’è in ogni situazione. Spesso la spinta più importante per arrivare in alto arriva dopo aver toccato il fondo… Poco male, dico io: l’importante è che arrivi.

Tanti anni fa un caro amico mi donò un prezioso libricino in segno della sua preziosa amicizia e del suo affetto. Si trattava de “I segreti del successo”: una raccolta di frasi, i “segreti del successo”, appunto. Lessi e rilessi più volte, negli anni, queste frasi. Una di queste era: “Il segreto del successo è chiederti, in ogni cosa che fai: «Cosa sarei felice di dare alle persone?» e non solo: «Cosa piacerebbe loro avere?»“. Ho sempre interpretato male questa frase: la leggevo tipo “e non solo… ma bensì anche…”, ovvero credevo che significasse “Non devi limitarti di dare alle persone ciò che sei felice di dar loro, ma quello che piacerebbe loro avere”. Solo alcuni mesi fa, rileggendo questa frase, mi resi conto dell’errore di interpretazione che commettevo. La interpretavo in modo sbagliato, perché io stesso ragionavo in modo sbagliato: mi sono sempre preoccupato di cosa sarebbe piaciuto avere alle persone, mettendo in secondo piano cosa io sarei stato felice di dar loro. Mi fece sorridere, comprendere questa cosa. E mi sentii sollevato: significava che stavo guarendo.


E tu? Tu ti ami davvero? Ti ami nel modo giusto?
Sei capace di vivere fino in fondo la tua vita, di assaporarne ogni istante? Riesci a comunicare positività, a donare vero amore a chi ti circonda? La tua famiglia, i tuoi figli, gli amici, i colleghi… Il prossimo. O ti stai semplicemente lasciando trascinare dagli eventi di questa vita, insicuro, incapace di amarti e, dunque, incapace di amare ed essere amato?
Nella vita niente succede per puro caso: forse se ora stai leggendo questi appunti di vita c’è un motivo ben preciso. Non credi che possa essere così?

In bocca al lupo: buona vita. Un abbraccio.

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