Appunti di vita in ordine sparso

Osserva il mondo con occhi nuovi

Ti voglio raccontare una storia.

Circa 12 anni or sono incontrai lungo il mio cammino un uomo carismatico, furbo e bravo nella dialettica che non mi piaceva affatto: entrò a far parte dell’azienda per la quale allora ero tecnico informatico e gli venne affidato il compito di riorganizzare ed ottimizzare il lavoro. Io avevo la grandissima fortuna di fare un lavoro che mi appassionava ed ero certo di farlo nel migliore dei modi… Tuttavia questa persona sembrava non essere di questa idea: contestava il mio modo di lavorare, voleva spiegarmi come fare meglio. Questo mi mandava in escandescenza: per 2 anni avevo svolto il mio lavoro in modo impeccabile, credendo nell’azienda e nelle potenzialità di questa, dando il meglio di me… Ora l’ultimo arrivato pretendeva di saperne più di me? In più di un’occasione, dunque, arrivai allo scontro con questa persona: non tolleravo di essere trattato come un ragazzino (anche se lo ero: lui aveva il doppio della mia età) e tanto meno che venisse sminuito o messo in discussione il mio lavoro.
Per una serie di ragioni ad un certo punto decisi di dare le mie dimissioni; scrissi una lunga email di spiegazione, ringraziamento e saluto ai colleghi. Con mia grande sorpresa, quel collega mi scrisse. In una lunga risposta mi comunicò che era sinceramente dispiaciuto della mia scelta, sia a livello professionale che a livello umano, mi disse che avevo ottime doti e capacità, ma che ero “giovane e impulsivo”, una “testa calda”, che avrei dovuto imparare a controllarmi. «Al diavolo», pensai. E la mia vita andò avanti.

Alcuni mesi fa mi capitano tra le mani dei vecchi backup; tra questi il salvataggio di alcune mailbox del passato. Già convinto di cestinare il tutto (viaggia leggero…), decido di dare comunque una rapida occhiata. Cosa mi ritrovo? La mia email di cui sopra (noiosissima e per certi aspetti sciocca, a rileggerla adesso) e la risposta del mio vecchio collega. Le sue parole hanno poco a che vedere con quello che è il ricordo nella mia memoria: sono parole vere, giuste e che nascono dal profondo… Lasciano trasparire maturità, capacità d’analisi, sincerità e -addirittura- affetto nei miei confronti. Quello che sosteneva quell’uomo era più che corretto: ero un ragazzo “con una parte del suo carattere che lo rende ansioso e poco incline a sopportare”… Solo che ancora non lo sapevo (o semplicemente non ero capace di cambiare, non ero pronto, quindi preferivo fingere di non rendermene conto e negare la realtà).

Mi sono dunque ritrovato, dopo più di un decennio, a rivalutare una persona. A giudicarla in modo totalmente diverso, guardandola da un differente punto di vista. Perché 12 anni fa non sono stato in grado di vedere quanto c’era di buono in quella persona e nei suoi intenti?

Sforzati di osservare sempre la realtà da più prospettive (appunti di automiglioramento, parte sesta)

David Cerny, "Bronze Babies", Prague

“Bronze Babies”, David Cerny (Prague)

Ognuno di noi ha una propria visione della realtà: vediamo e percepiamo le situazioni ed i sentimenti in modo differente a seconda di un’infinità di fattori: l’educazione che abbiamo ricevuto, i nostri trascorsi di vita, il nostro carattere, il nostro stato d’animo in un determinato momento… Quello che oggi vediamo in un modo, domani potrebbe apparire diverso ai nostri occhi. Anche “crescere”, andare avanti nel nostro percorso, ci porta a vedere le cose con occhi diversi. Perché cambiano le nostre priorità, cambiano le nostre aspettative, cambiamo noi. Diventiamo, magari, più propensi a sopportare certi compromessi, diversamente non ne accettiamo altri.

Hai mai pensato a quanto sia importante e determinante il tuo modo di percepire una situazione? Il tuo essere o non essere accondiscendente, il tuo giudicare più o meno bene una persona, un’esperienza? Tutto ciò può cambiare la tua giornata, il tuo futuro, influire sulla giornata e sulla vita delle persone intorno a te: ricordati che ogni cosa è collegata… Tu, io, tutti quanti, condividiamo questo dono che è la vita… E nulla capita per caso. Nulla. Eppure quasi mai ti soffermi a riflettere se sei certo del tuo punto di vista.

Nel lontano 1998 Jarabe De Palo cantava “Depende”…

«Dipende, da che dipende,
da che punto guardi il mondo tutto dipende»

È questo il punto della questione: la prospettiva dalla quale guardi le cose può cambiare completamente la realtà. Ogni moneta ha due facce. E non esistono solo il bianco ed il nero, ma un’infinità di sfumature. È per questo che dovresti sforzarti, di fronte alla realtà di ogni giorno, di vedere le cose da più punti di vista, di non soffermarti alla prima impressione, spesso dettata e limitata dalle circostanze del momento.

Se vuoi fare un piccolo passo in più verso la felicità sforzati, ogni giorno, di cercare e raccogliere il buono che c’è intorno a te, di vedere il lato positivo delle situazioni, delle persone. Ti ricordi la famosa storia del “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, vero? Ecco… Il tuo bicchiere È mezzo pieno. Devi solo guardarlo dal giusto punto. È questione di allenamento, di esercizio: inizialmente cercare di osservare da diverse prospettive la verità costa fatica, vedere il “bicchiere mezzo pieno” non è semplice… Ma se avrai costanza, se ci metterai il giusto impegno, con il tempo ti verrà spontaneo: il tuo cervello si abituerà ed eseguirà questo processo in modo automatico. E tu ti ritroverai capace di guardare il mondo con occhi nuovi, quanto più possibile libero da pregiudizi e preconcetti, non limitato dalla realtà del momento.

È comunque probabile che tra 10 anni il tuo punto di vista sarà diverso da quello che è oggi… È normale. Ma quello che conta è che tu possa sempre guardarti alle spalle senza rimpianti e senza rancori, certo di aver affrontato la realtà nel miglior modo possibile, per la persona che eri in quel preciso momento della tua vita

 

nota: Ogni riferimento a fatti, persone, cose realmente accaduti o esistiti è da considerarsi puramente casuale, involontario e pertanto non perseguibile (grazie erre.pielle per le tue parole di 12 anni… Non credo di averti mai ringraziato, ad oggi).


Fotografia “Mappamondo” in copertina: Fabio Pusterla
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  • Ettore Zani

    “Ecco… Il tuo bicchiere È mezzo pieno. Devi solo guardarlo dal giusto punto. È questione di allenamento, di esercizio…”

    sai, Deste, non credo che si possa trovare un punto di vista “giusto” o che ci si debba sempre sforzare di guardare le cose dal loro lato più positivo (anche perché qual’è quello più positivo? quello che lo è per noi? per la società? per la fidanzata/o? per dio? o magari per il vicino di cesso che ha finito la carta igienica?). credo che essere consapevoli della pluralità dei punti di vista implichi anche l’essere consapevoli che a volte il bicchiere è mezzo vuoto, perché ci si sente mezzi vuoti. Non è poi così un disastro concedersi questo punto di vista. La consapevoleza sta, a mio parere, nel non incazzarsi perché lo stesso bicchiere appare ad altri mezzo pieno… si tratta di accettare i punti di vista, non di cambiarli, proprio perché sono punti di vista e quindi ognuno valido ugualmente nelle condizioni che li hanno generati…
    Saper trovare punti di vista alternativi e magari più positivi rimane un buon esercizio, come dici anche tu, ma attenzione, spesso diventa quasi un obbligo in questa società così improntata all’edonismo e quell’automatismo di cui parli nel vedere il bicchiere mezzo pieno rischia di trasformarsi in una gabbia…

    appunti di uno psicologo da strapazzo, sorry 🙂

    Ettore

    • Grandissimo Zani! È per me un vero onore leggerti qui, sotto i miei “appunti di vita in ordine sparso”… E dico sul serio!
      Permettimi, vecchio mio, di aprire una piccola parentesi. Quelli che scrivo qui, con parole semplici, magari anche in modo confuso, altro non sono che pensieri “alla rinfusa”, dei ragionamenti, dei “flash”, che mi sono passati per la testa e hanno caratterizzato una particolare fase della mia vita, quella degli ultimi 6 mesi, più precisamente. Sono un modo per mettere nero su bianco dei pensieri e renderli più vividi e credibili per me stesso. Sono dei piccoli “appunti”, proprio, per ricordarmi la strada che ho percorso. Sono una sorta di “dichiarazione di intenti” spiattellata così, al mondo intero, visibile a tutti, per renderla più solenne ai miei occhi. Sono tutto e niente. Non sono “la verità” assoluta… E anche se magari tra le righe ironicamente lascio passare il messaggio che lo siano, so benissimo che non è così. Sono degli “stralci” di realtà, dei brandelli di vero. Sono quello che è passato per la mia testa.
      Detto ciò… Mi trovi più che d’accordo con te. L’idea che hai saputo esprimere davvero molto bene (si vede che sei uno “psicologo da strapazzo”, non un “informatico che finge di aver trovato il segreto della felicità”!) è più che giusta… Ed io non sarei mai stato capace di trovare parole migliori. Il vedere “il bicchiere mezzo pieno” non deve diventare un’ossessione, è chiaro. Però ricordiamoci che questi sono “appunti in ordine sparso”… Idee buttate così, come viene… Frammenti di me, precisi istanti… Ma mentre scrivevo del “bicchiere mezzo pieno” già pensavo a quando scriverò «impara ad ascoltare la tua Anima» (o qualcosa del genere, ancora non so con precisione): perché non puoi essere sempre “al top”. Perché a volte capita che tu non sia in forma, che non te la senta di uscire a fare la tua corsa. Perché non è sempre è il momento giusto per affrontare le sfide… E, appunto: “il bicchiere NON sempre può essere mezzo pieno”. Già. A volte è proprio vuoto. Ma come tu hai detto, caro amico: l’importante è “non incazzarsi per il bicchiere degli altri”… 😉

      Grazie ancora, davvero… E un caro abbraccio, vecchio mio 🙂
      deste

    • DanielRoma

      Il bicchiere è sempre pieno, perchè contenente elementi diversi 😉

      • Ottima constatazione! A questo non avevo ancora mai pensato.. 😀
        E ciò dimostra che c’è sempre spazio per il miglioramento! Grazie Daniel 🙂