Appunti di vita in ordine sparso

Come non prendere virus sul PC

C’è una storia buffa che ogni tanto mi piace ricordare. Era la fine degli anni ’80. Erano quegli anni in cui l’estate aveva un profumo diverso da quello che ha oggi: sapeva di mangime ed escrementi di coniglio e di vitigni e di terra bagnata e ginocchia sbucciate. Papà aveva da qualche tempo acquistato per lavoro il suo primo computer: un Apple IIe; si trattava di uno scatolone con una tastiera, collegato ad un’altra scatola che mostrava scritte in un verde brillante che poteva danneggiare irreparabilmente il nervo ottico in seguito ad un paio d’ore d’esposizione; niente dischi fissi (si avviava tramite un floppy disk da 5¼ pollici) e -ovviamente- alcun tipo di connessione alla rete. Dentro di me erano già nati l’interesse e la passione per l’informatica: nonostante la giovane età, ogni volta che si presentava l’occasione, cercavo di ricoprire il ruolo di “esperto informatico” in casa.
Un giorno, mentre siamo tutti riuniti a tavola, la televisione annuncia con toni apocalittici un allarmante circostanza. Illustri scienziati ed ingegneri hanno scoperto che il giorno a venire sarebbe entrato in funzione un “potentissimo virus” che sarebbe andato a colpire tutti i computer della terra. I giornalisti non erano in grado di spiegare cosa sarebbe esattamente potuto accadere… Ma si narrava che il mondo così come lo conoscevamo noi rischiava di scomparire. Tutto si sarebbe potuto fermare. Le nostre tecnologie rischiavano di arretrare di uno o più decenni. Il buon senso suggeriva di fare una grande catasta degli “scatoloni informatici” e bruciare tutto in un rogo purificatore. Tuttavia ci limitammo, riflettendo per qualche ora, a staccare quanto prima tutti i cavi del computer (non solo la corrente: TUTTI I CAVI). In TV non dissero più nulla di questo tremendo e terribile virus.. Dopo un paio di giorni prendemmo coraggio e provammo a ricollegare l’Apple IIe, quello scatolone costato un occhio della testa (perché un tempo un sistema del genere, rapportato all’equivalente di oggi, costava almeno 10 volte tanto). Nonostante la paura che qualcosa potesse esplodere o che si sarebbe potuto aprire un buco nello spazio tempo, una porta verso nuovi mondi (erano anche quegli anni in cui i film di fantascienza ti lasciavano un po’ di dubbio che qualcosa di reale potesse esserci)… Non successe nulla. Niente di quel niente.
Fui sollevato. Ma al contempo fui anche un po’ deluso.


Ancora un po’ di nostalgia: i virus informatici ieri ed oggi

Nella prima metà degli anni ’90 (qualche anno dopo l’Apple IIe protagonista della storia narrata sopra) le reti informatiche erano ancora una realtà marginale: c’erano MS-DOS (e tutt’al più Windows 3.1), i modem analogici, le BBS… Ed Internet come la conosciamo oggi ancora non esisteva. I virus circolavano e si diffondevano perlopiù tramite lo scambio di programmi e giochi su dischetti da 3½”. Prendere un virus non era così semplice, tuttavia.

Un decennio dopo, complici la sempre più ampia diffusione dell’informatica, di Internet e il livello medio degli utenti sempre più basso, i virus informatici diventano cosa “all’ordine del giorno”. Il giovane deste, sistemista in erba, si trovava a “ripulire” almeno 4 o 5 PC a settimana. Gli utenti cercavano attraverso Internet programmi gratis, o canzoni in formato MP3, o “simpatiche donnine”: perché tutto sembrava lì, a portata di mano, alla portata di tutti… Sembrava che con un click tu potessi avere tutto, subito e gratis. Ovviamente l’utente medio non aveva idea di cosa fosse un file eseguibile, si scocciava quando si cercava di spiegarglielo (perché «il mio amico scarica quello che vuole da Internet e tutto funzionava sempre bene a lui!») e, spesso, si alterava dopo che gli veniva sistemato il PC (questo solitamente avveniva nel momento in cui si trovava davanti al conto). Erano gli anni dei “dialers” (programmi che si insidiavano nel PC e cercavano di comporre numeri con il tuo modem a tua insaputa, facendoti arrivare a casa bollette telefoniche da suicidio) e dei software antivirus (diventava indispensabile averne uno installato su un PC Windows) e antimalware.

Ai nostri giorni i virus informatici sono diventati un qualcosa di molto evoluto e sofisticato. I nostri computer sono costantemente collegati ad Internet tramite ADSL; oltre ai PC abbiamo anche smartphone e tablet. I virus informatici sono un fenomeno talmente in costante evoluzione, che ogni tanto è necessario inventare un nuovo nome per catalogare nuovi tipi di virus; solo qualche giorno fa ho scoperto che Cryptolocker e gli altri virus che chiedono un riscatto si chiamano “Ransomware“. I virus non si diffondono più tramite lo scambio di software; anche se spesso può ancora capitare di scaricare da Internet software infetto (più che altro programmi contenenti “spyware” o “adware“), sempre più sovente capita di incappare in finte pagine web che, fingendosi la pagina della nostra banca o di Poste Italiane o di un determinato corriere, ci chiedono i nostri dati di accesso o le informazioni sulla nostra carta di credito (si parla di “phishing“)… Oppure in email fasulle che, che ci portano a cliccare su collegamenti per poi trovarci ad eseguire un qualche programma malevolo sul nostro dispositivo.


Cosa fa un virus? Perché esiste? Chi lo crea?

Un virus, fondamentalmente, “rompe le scatole”. A seconda del tipo di virus (ci sono veramente tantissime tipologie), può:

  • Rallentare il tuo PC (perché magari sta effettuando operazioni di attacco verso server Internet, sfruttando il tuo computer e la tua connessione Internet)
  • Impedire il funzionamento del tuo PC (danneggiando il sistema operativo o la tabella delle partizioni)
  • Rubare i tuoi dati (pagine Internet visitate, tasti premuti, password memorizzate, documenti su disco…)
  • Aprire pagine pubblicitarie in continuazione mentre navighi
  • Cambiare i risultati delle tue ricerche nei motori di ricerca
  • Farti perdere dati (documenti salvati sul tuo PC)
  • Rendere inaccessibili i tuoi dati e chiederti un riscatto per riavere accesso a questi

Al di là dei tecnicismi, un virus altro non è che un programma; generalmente ben nascosto nel tuo sistema, difficile da scovare e (a secondo di quanto è ben fatto il virus) più o meno difficile da scovare ed eliminare. I virus di nuova generazione sono in grado di attaccare i file di sistema stessi ed insediarsi in questi (rootkit), rendendo spesso impossibile l’eliminazione in modo “indolore”.

È vero che i virus «colpiscono solo Windows»? Non proprio: se è vero che sistemi Linux piuttosto che MacOS non sono soliti al fenomeno dei virus, è altrettanto vero che non si può dire che siano totalmente immuni. Qualcuno sostiene che Linux e Mac siano “migliori”… Da un lato questo può anche esser vero, ma dall’altro è da considerare che Windows è stato e rimane il sistema operativo più diffuso, che è più “aperto” rispetto ad un MacOS e, inoltre, che è quello in mano all’utente medio (ovvero quello che “ha il coraggio di cliccare anche quello che non conosce e non si spaventa di fronte ai messaggi che non comprende”, ma al tempo stesso non ha solide basi di conoscenza).

Chi fa i virus e perché? Le teorie, in merito, si sprecano. Personalmente ho sempre pensato che comunque possa esserci del vero in più risposte. Qualcuno, un tempo, sosteneva che fossero le stesse case produttrici di software antivirus che creassero e diffondessero virus informatici: è plausibile. Ma possono essere anche creati da società o organizzazioni, con lo scopo di attaccare specifici server della rete Internet, o compromettere il funzionamento della rete stessa, o in un determinato paese, o mettere in difficoltà una ben precisa azienda… Nonché per attaccare ogni singolo utente attraverso truffe di vario genere, quasi sempre con lo scopo di estorcere denaro.


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